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Postura

Molte sono state le definizioni ed i significati attribuiti al termine postura tra cui: “La postura è rappresentata dall’insieme delle posizioni di tutte le articolazioni del corpo in un certo momento” (Kendall); “Con postura si intende qualsiasi atteggiamento, definito dai rapporti che si stabiliscono tra i vari segmenti corporei, che possiamo assumere nello spazio” (Boccardi);

“La postura è espressione somatica di emozioni, impulsi e regressioni. Riflessione inconscia nell’atteggiamento esteriore della propria condizione interiore e della propria personalità” (Cailliet); “La postura eretta è caratteristica dell’uomo; essa dipende dall’attività integrata di tutta una serie di meccanismi riflessi coordinati che la determinano, la mantengono, la ristabiliscono” (Houssay).

Da tutte queste affermazioni è possibile estrapolare i vari aspetti attribuiti alla postura: aspetti anatomici: l’atteggiamento posturale come espressione morfologica-strutturale; aspetti neurofisiologici: l’atteggiamento posturale espressione prettamente neurologica; altri ancora psico-motori: l’atteggiamento posturale come espressione somato-emozionale.

E’ facile, infatti, nel linguaggio comune, associare alla postura un significato esclusivamente di tipo anatomico-biomeccanico che, senz’altro, ha sempre la sua importanza, MA NON SI POSSONO TRASCURARE altre componenti che, in molti casi, possono rappresentare LA CAUSA di quel dato atteggiamento posturale.

Non bisogna mai dimenticare, quindi, la globalità dell’organismo, rappresentato secondo il concetto del triangolo kinesiologico, dall’unione di tre componenti fondamentali:

  • componente morfologica-strutturale;
  • componente biochimica-funzionale;
  • componente psichica-mentale.

Quindi l’atteggiamento posturale è la risultanza di un meccanismo messo in atto dal nostro sistema morfologico-strutturale, in collegamento con quello biochimico-funzionale e psicologico-mentale, in risposta alla forza di gravità ed in continua interazione con gli stimoli ambientali, a perenne evoluzione dinamica, contrassegnato da variazioni delle funzioni motorie e dello stato energetico.

Queste variazioni sono interpretabili come cambiamenti diretti a mantenere nella forma più economica, con la massima stabilità e confort, il migliore equilibrio possibile, cioè l’omeostasi.

Il termine postura non è sinonimo di Equilibrio come comunemente inteso, in quanto un determinato soggetto può anche non avere la postura ideale, tuttavia, in questo suo squilibrio riesce a trovare un proprio equilibrio, che gli permette di realizzare una postura nell’ambito della sua omeostasi e non manifestare, quindi, alcuna sintomatologia da patologia specifica.

La “postura” rappresenta, pertanto, un delicato gioco di equilibri tra:

  • - una struttura rigida (lo scheletro),
  • - dei tiranti (muscoli e tendini), che sostengono questa struttura
  • - sistema di controllo e di regolazione (sistema nervoso).

Il tutto in un continuo cambiamento di forme e posizioni, in collegamento con la componente biochimica-funzionale e psicologica-mentale, in rapporto agli stimoli ambientali ed in perenne confronto con la forza di gravità. LA POSIZIONE ERETTA viene mantenuta da un continuo alternarsi di contrazione e rilasciamento dei cosiddetti “muscoli posturali” i quali permettono di mantenere il proprio baricentro all’interno di uno spazio contenuto tra i piedi, definito “poligono d’appoggio”. I muscoli posturali sono organizzati tra loro in CATENE che vanno dai piedi alla testa e vengono controllati e regolati dal “Sistema Tonico Posturale”.

QUATTRO sono le CATENE MUSCOLARI principali:

  1. CATENA ANTERIORE
  2. CATENA POSTERIORE
  3. CATENA LATERALE DX : che va dal piede DX al Temporale SX
  4. CATENA LATERALE SX : che va dal piede S X al Temporale DX

Nel contesto di questa organizzazione si spiega come una problematica posturale di natura morfologico-strutturale, possa riconoscere cause:

  • - Ascendenti: cioè a partenza dal basso ( ex.: dai piedi );
  • - Discendenti: a partenza dall’alto ( ex.: dalla bocca, occhi, ecc. );
  • - Miste: ascendenti e discendenti.

Come si vede, quindi, in presenza di una disfunzione posturale, oltre che descriverla nella sua espressione (iperlordosi, cifosi, scoliosi, dismetrie dei cingoli, ecc..), la prima domanda che ci si deve porre è: “da dove origina la disfunzione ?” In Posturologia esistono una serie di test per cercare di rispondere a questa domanda e per poter porre la diagnosi di origine; tra questi i più importanti sono: Romberg, Fukuda, test degli Indici, test dei Rotatori Esterni, test di Meerssemann, test oculari, test kinesiologici, valutazione osteopatica. Molto importanti le valutazioni cliniche in riferimento alla Verticale di Barrè e all’Appoggio Podalico. Le valutazioni strumentali sono affidate alla stabilo-posturo-metria e all’analisi computerizzata del passo. Infine, ma non da ultima, non dimentichiamo, per quanto prima affermato, che la valutazione psicologica del soggetto può dare un valido contributo sia in sede diagnostica che terapeutica.

RIASSUMENDO

Al termine di questa breve esposizione sulla postura, anzi sul “significato della postura”, occorre aver ben chiaro il concetto che una disfunzione posturale può non essere mera espressione della disfunzione della sola componente muscolo-scheletrica, ma può essere l’espressione sulla struttura di una problematica che può originare da qualunque apparato ( si pensi ai visceri e agli organi ), funzione ( si pensi a quella metabolica, endocrina, fasciale, ecc.) o stato psicologico-mentale. In sede di diagnosi e terapia bisognerà tenerne conto. Nella nostra struttura le procedure diagnostiche e terapeutiche per il trattamento delle problematiche posturali tengono in debita considerazione tutto quanto su esposto.

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